GALLERIA 

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Moltitudo è un omaggio a Giusi Ferrè, realizzato attraverso l’upcycling di sete e capi preziosi appartenuti alla giornalista
e stoffe dipinte a mano da Lorena Valle, la designer. Questo progetto mette in evidenza l’importanza del concetto di “bagaglio” e background nella creazione artistica e nella vita di ogni individuo.

STILL LIFE

SHOOTING

SFILATA

INTERVISTA

 “Ho sempre saputo che avrei fatto questo, non avevo un’opzione B. In realtà è stato molto naturale, mi è sempre piaciuto molto disegnare e mia madre cuciva; inoltre ho proprio frequentato una scuola di moda.”

 “Che scuola hai frequentato?”

 “Ho frequentato l’Istituto Caniana di Bergamo, una scuola di moda, e dopo gli anni delle superiori ho lavorato per due anni in un laboratorio di prototipia. Solo dopo il Covid mi sono trasferita a Milano ed iscritta ad Afol.”

 “La collezione è ispirata a Giusi, il mio background si vede nello sviluppo della collezione e del pensiero creativo, nelle mie caratteristiche materiche come per esempio aver scelto di dipingere a mano i pattern”

 “Perché hai scelto proprio Giusi Ferrè come ispirazione per la collezione?”

 “È nato tutto da un concorso. Dopo la morte di Giusi nel 2022, la sua famiglia ha donato dei capi di Giusi ad Afol per il quale bisognava creare una collezione ispirata a lei utilizzando proprio quei capi. Per esempio, per uno dei miei pezzi ho utilizzato il tessuto di una suo kimono.”

 “Tutto si rifà molto al senso di bagaglio, di background e di casa, di qualcosa che “scivola indietro ma che resta su”. Quindi ruota tutto attorno all’idea che ci sia effettivamente uno zaino, un bagaglio sulle spalle.”

 “Premettendo che la moda è realtà, perché dovrebbe riflettere, raccontare, denunciare o celebrare ciò che accade nel mondo, a volte però ho la sensazione che questo mondo si distacca e diventa una sorta di bolla esclusiva e a parte che sembra si dimentichi delle dinamiche di una realtà più aderente alla società che è fatta di tanti mondi variegati e tante prospettive”

“Come ci rimani a galla tu?”

 “Ho il mio background, che mi porto sempre dietro. Vengo da un paese in provincia di Bergamo e là c’è una vita completamente diversa. Ora sono qui a Milano ed è come se avessi un piede in due scarpe. Ci sono più realtà, non ce n’è un’unica e sola, ma a volte sembra che molti non se ne rendano conto.”

 “Me ne hanno dati tanti in realtà, anche perché quando inizi ti devi “aggiustare”, però uno di quelli che mi sono rimasti più impressi è che “ogni tanto, quando si lavora con altre persone, si deve capire che non tutti sono sulla stessa lunghezza d’onda e bisogna sapere fare un passo indietro”. È importante imparare a ricalibrarsi per rendere a tutti comprensibile quello che si vuole comunicare.”

 “C’è qualche consiglio che ti è stato dato ma che pensi avresti dovuto cogliere prima?”

 “Di iniziare prima questo percorso. Prima di iscrivermi all’Afol ho lavorato per due anni in un laboratorio di modellistica e facevo prototipi per varie aziende, ma in realtà ho sempre voluto tornare a studiare.”

“Sperimentando. Ho provato diversi tipi di mezzi per capire quale facesse al caso mio: ho cercato di unire il disegno manuale a Photoshop, quindi a una parte più digitale che mi ha permesso di essere più attuale e contemporanea. Non volevo che ci fosse solamente ciò che fa parte del “mio mondo”

“In realtà è sempre stata nella mia vita. Mi ricordo che la guardavo tutti i pomeriggi in TV, quando conduceva “Buccia di banana” insieme a Matteo Osso.”

 “Cosa ti ha colpito di più di lei?”

 “Probabilmente è l’unicità della sua immagine e il suo carattere così forte che più mi hanno colpito. La sua determinazione, coraggio e costanza nel fare il suo lavoro per così tanti anni e con la sua dedizione mi sono sempre stati di grande ispirazione. Ho provato a mettere tutto ciò anche nei miei capi.”

 “A dire il vero è tutto partito dal fatto che Giusi collezionava locandine politiche di stampo propagandista sopratutto di quella parte di mondo. Ed essendo queste spesso delle vere e proprie opere d’arte, ci ho trovato diversi punti di ispirazione. Il risultato finale è molto orientaleggiante ma inizialmente era semplicemente ispirato agli interessi di Giusi e a tutto ciò che caratterizzava il luogo in cui viveva ed il percepito della sua persona.”

 “La pittura fa parte del mio background e cerco sempre di utilizzarla nei miei lavori. In questa collezione tutti i disegni che ci sono sono stati realizzati a mano. Ho usato vernice per tessuti e pennarelli indelebili.”

“Tra i vari disegni realizzati sui tuoi capi non si può non notare quello della tigre. Perché proprio questo animale? È sempre collegato all’ Asia?”

“No, in realtà l’idea era quella di inserire un elemento ironico, che potesse anche richiamare il mondo animale. La tigre è un animale misterioso e carismatico, adatto al mood e al significato di questa collezione”.

 “Circa, avendo già a disposizione i capi c’era già una base da cui partire, sono i colori di Giusi.”

 “Il tema delle pieghe è dovuto “al guardaroba di Giusi”. Allo stesso tempo, inoltre danno un’idea di ricchezza e pienezza. Nel complesso, contribuiscono a rendere un’estetica massimalista, come quella di Giusi Ferrè.”

 “Sì, l’atmosfera della scenografia ricorda molto una soffitta, piena di oggetti del passato di una persona. L’obiettivo era quello di richiamare il background di Giusi, la sua immagine piena e massimalista, ma anche il tema ufficio, in quanto va ricordato che Giusi ha lavorato come giornalista.”

 “Alla fine sì, sono contenta. Nulla viene fuori come ti aspetti, ma il risultato mi piace.”

MAKING OF